Skip to main content

Il diritto esiste, ma la diagnosi da sola non basta

I minori con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) o ADHD possono ottenere l’indennità di frequenza?

La risposta è sì, ma la semplice certificazione della diagnosi non è sufficiente per garantire il beneficio.

Recentemente, i mass media hanno dato risalto a una pronuncia della Corte di Cassazione (Sez. Lav., 17/01/2026, n. 979) che sembra, a un primo sguardo, negare questo diritto ai minori con DSA.

In realtà, l’ordinanza chiarisce un principio fondamentale: nel diritto previdenziale non conta il “nome” della patologia, ma il suo impatto concreto sulla vita del bambino.

Il Principio: Funzionalità vs. Diagnosi

L’errore più comune è pensare che una diagnosi di dislessia, disgrafia o deficit di attenzione dia automaticamente diritto al sostegno economico. La Suprema Corte ha ribadito che l’indennità di frequenza (ex L. n. 289/90) richiede la prova di una “difficoltà persistente nello svolgimento dei compiti e delle funzioni proprie dell’età”.

Cosa significa in concreto?

• Nessuna esclusione a priori: un bambino con DSA o ADHD può certamente ottenere l’indennità.
• La prova è fondamentale: è necessario non solo allegare la diagnosi, ma dimostrare che questa incida concretamente sulle attività quotidiane, scolastiche e relazionali.

Cosa ha stabilito la Cassazione?

Nell’ordinanza n. 979/2026, il ricorso è stato respinto non perché il DSA non dia diritto al beneficio, ma perché nel caso specifico non era stata fornita una prova adeguata dell’incidenza della diagnosi sulla vita del minore.

Quando le difficoltà dell’apprendimento incidono sulla vita del minore?

Il genitore di un minore con DSA o ADHD sa bene che i sintomi non si limitano all’ambito scolastico, ma coinvolgono l’intera sfera sociale e l’autonomia.

Le barriere che il minore incontra includono:
• Difficoltà persistenti nello studio, anche a casa.
• Necessità di trattamenti riabilitativi, educativi o di supporto.
• Limitazione del tempo da dedicare alle attività sociali, come lo sport e le relazioni con i coetanei, a causa delle energie assorbite dal supporto al disturbo.

Come costruire un ricorso efficace

Per ottenere il riconoscimento del requisito sanitario, la difesa deve documentare come il minore incontri barriere funzionali che gli impediscono di svolgere le attività tipiche dei suoi coetanei.

È necessario produrre una documentazione che evidenzi:
1. Impatto scolastico: relazioni degli insegnanti che descrivano le difficoltà oggettive nonostante l’uso di strumenti compensativi.
2. Impatto relazionale: relazioni psicopedagogiche che attestino il disagio o il deficit nelle funzioni sociali.
3. Continuità terapeutica: prove della necessità di trattamenti riabilitativi o di supporto costanti.

In sintesi: L’indennità di frequenza è una misura di sostegno alla funzionalità.

Se il tuo bambino ha un disturbo certificato che rende faticoso il suo percorso di crescita, il diritto esiste, ma va provato davanti al giudice.

Tuo figlio ha ricevuto un verbale INPS negativo?

Il nostro studio può aiutarti a valutare se sussistono i presupposti per un ricorso efficace.

 

Avv. Monica Bonati