Il Modello 231 non è più uno strumento “interno”: oggi la vera sfida è estenderne l’efficacia lungo tutta la catena del valore, dai fornitori ai partner strategici.
Il controllo non finisce al cancello dell’azienda
Chi si occupa di compliance, sa bene che il Modello 231 è uno strumento di governo, ma oggi, in un contesto dove le aziende sono reti più che singole entità, alcune domande sono inevitabili: il tuo Modello 231 presidia anche ciò che accade fuori dall’azienda, ma “per conto” dell’azienda? Oppure il tuo Modello 231 si ferma ai confini aziendali?
Oggi non è più sufficiente sapere cosa accade dentro l’azienda. Serve sapere cosa accade anche intorno: vediamo come.
Perché parliamo di “catena di valore”?
La catena di valore, a volte dimenticata dal mondo legale, è in realtà uno dei fattori chiave per la solidità (e la vulnerabilità) di un’impresa; con essa ci si riferisce alle attività che portano un prodotto o servizio (output) dal progetto (input) fino al cliente finale.
Ma oggi, la catena di valore è diventata anche il luogo dove si annidano molti rischi di responsabilità indiretta: subappalti discutibili, fornitori opachi, prestatori d’opera con standard non allineati. E chi paga il prezzo, in caso di scandali o inchieste, è spesso l’azienda principale.
Il Modello 231 deve “uscire” dall’azienda
Il D.Lgs. 231/2001 parla chiaro: la responsabilità dell’ente scatta quando un reato è commesso nell’interesse o vantaggio dell’ente stesso, anche da soggetti esterni.
Tradotto: se risparmi usando fornitori che evadono, inquini o sfruttano manodopera, anche indirettamente, sei a rischio.
Ecco perché oggi un Modello 231 efficace non può più essere autoreferenziale. Deve prevedere:
- una mappatura che includa fornitori e partner critici,
- clausole contrattuali intelligenti, ma soprattutto verificabili,
- processi decisionali che valutino anche il rischio esterno,
- una logica di prevenzione che superi i “confini” aziendali.
Pensare in ottica di filiera significa evidenziare almeno tre aree da rafforzare
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Due diligence dinamica sui fornitori
Non basta “qualificare” un fornitore una volta sola. Le condizioni cambiano. Vanno monitorate nel tempo: variazioni societarie, rapporti giudiziari, esposizione mediatica. Un Modello 231 moderno deve prevedere una due diligence ricorrente, mirata, proporzionata al rischio.
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Clausole 231 nei contratti: necessarie, ma non salvifiche
Le clausole di recesso o le dichiarazioni di conformità sono strumenti imporranti, ma non ti mettono automaticamente al riparo. Senza audit, controlli e reazioni tempestive in caso di anomalia, restano carta.
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Formazione e cultura condivisa anche all’esterno
Troppo spesso la cultura 231 è confinata all’ufficio legale o all’OdV. Eppure, la filiera si muove grazie a buyer, responsabili logistica, project manager. Formarli per riconoscere i segnali di rischio è essenziale.
Cosa c’entra tutto questo con la strategia aziendale? Tanto.
In un contesto dove responsabilità sociale, reputazione digitale e rendicontazione sono elementi cruciali, il modo in cui gestisci la tua filiera racconta chi sei più di qualsiasi codice etico.
Un’azienda che integra il Modello 231 nella gestione della propria catena del valore:
- diventa più resiliente,
- ispira fiducia a clienti e investitori,
- riduce il rischio di sanzioni e danni reputazionali,
- migliora la governance e i processi interni,
- anticipa gli standard regolatori europei in arrivo.
Naturalmente, non è tutto semplice e vi sono alcuni ostacoli più frequenti, quali:
Fornitori poco collaborativi: non tutti accettano audit o controlli. Serve un lavoro culturale e, a volte, anche commerciale.
Complessità tecnica: per molte PMI, applicare il Modello 231 anche alla catena di valore richiede competenze trasversali e risorse.
Aggiornamenti continui: la filiera cambia con nuovi fornitori, nuovi Paesi, nuovi servizi. Il Modello deve essere “vivo”, non statico.
Gap culturale interno: se le funzioni acquisti, logistica e commerciale non comprendono il valore della 231, tutto resta sulla carta.
In conclusione: un Modello 231 “evoluto” è un vantaggio competitivo. La vera domanda oggi non è “ho un Modello 231?”, ma: il mio Modello 231 mi aiuta a governare davvero la complessità in cui opero?
Chi saprà trasformarlo da semplice “paracadute legale” a radar strategico per tutta la value chain, potrà affrontare con più sicurezza le sfide del mercato, le pressioni normative e le aspettative dei clienti.
Il futuro della compliance non è solo “in casa”, ma dove operano i tuoi partner, fornitori e subappaltatori. E in quel futuro, il Modello 231 può — e deve — diventare una bussola.
La divisione Corporate dello studio Regialex supporta le imprese nell’orientare la bussola nella direzione scelta.
Avv. Maurizio Dalla Casa
