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Sentenza del Tribunale di Brescia n. 879/2025

La sentenza del Tribunale di Brescia n. 879 del 4 marzo 2025 segna un importante punto di svolta nel tema della responsabilità, anche patrimoniale, dei genitori per i fatti illeciti commessi dai figli minorenni. Il caso riguardava una minore che, attraverso un noto social network, aveva diffuso immagini manipolate e contenuti volgari ai danni di una compagna di scuola. Il Tribunale ha condannato i genitori della ragazza a risarcire i danni subiti dalla vittima, affermando che la vigilanza sull’uso dei social “avrebbe dovuto essere costante ed elevata” e che gli accorgimenti adottati “non possono ritenersi sufficienti”.

La pronuncia ha applicato l’art. 2047 c.c., riconoscendo che la ragazza autrice delle condotte diffamatorie fosse incapace di intendere e di volere al momento dei fatti, come già accertato dal Tribunale per i Minorenni. In tale ipotesi, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. Se invece il minore è capace di intendere e volere, si applica l’art. 2048 c.c., che configura una responsabilità in solido tra genitori e figli.

Il principio ribadito dal Tribunale di Brescia è chiaro: i genitori devono vigilare attivamente sui comportamenti digitali dei figli, non potendo invocare la mancanza di competenze informatiche come esimente. Anzi, sottolinea la sentenza, proprio il “deficit di competenze tecnico-informatiche avrebbe dovuto indurre i genitori a calibrare la sorveglianza sulla figlia in maniera ancora più rigorosa”.

La legge sul cyberbullismo

Questo nuovo paradigma trova fondamento anche nella Legge n. 70 del 17 maggio 2024, che ha aggiornato la precedente normativa sul bullismo e sul cyberbullismo (Legge n. 71/2017), imponendo ai genitori l’obbligo di “orientare i figli al corretto utilizzo delle tecnologie e di presidiarne l’uso”. La responsabilità genitoriale nell’era digitale, dunque, comprende la cosiddetta educazione digitale, intesa come formazione alla consapevolezza e al rispetto delle regole online.

La giurisprudenza

Sul piano giurisprudenziale, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che, per liberarsi da responsabilità, i genitori devono dimostrare non solo di aver vigilato in modo adeguato, ma anche di aver impartito un’educazione conforme all’età, al carattere e all’ambiente di vita del minore (Cass. n. 25218/2011; Cass. n. 22541/2019; Cass. n. 13752/2022). Si tratta di una prova particolarmente rigorosa: la giurisprudenza richiede una “prova positiva” dell’educazione e della vigilanza, non essendo sufficiente dimostrare una generica diligenza.

La Corte d’Appello di Campobasso, con la sentenza n. 254 del 25 agosto 2025, ha confermato questo orientamento in un caso di diffamazione online: un minore aveva pubblicato su YouTube un video offensivo ai danni di un compagno, accompagnandolo con la didascalia “bambino handicappato”. I genitori, per sottrarsi alla responsabilità, avevano cercato di provare la buona condotta generale del figlio e il suo rendimento scolastico, ma la Corte ha ritenuto irrilevanti tali elementi, affermando che “nessuna delle circostanze articolate riguarda l’educazione impartita dai genitori sull’uso di uno strumento potentissimo come lo smartphone”. I giudici hanno così sottolineato che la consegna di un dispositivo digitale comporta il dovere di educare concretamente ai suoi rischi e ai limiti del suo utilizzo.

Ancora più severo è stato il Tribunale di Napoli, con sentenza del 16 giugno 2025, che ha esaminato un caso di aggressione violenta tra minori. In quel giudizio, il Tribunale ha escluso che i genitori potessero dimostrare un’adeguata educazione in presenza di una condotta “particolarmente efferata”, affermando che “le modalità dell’aggressione, di per sé sole, attestano l’inadeguatezza dell’educazione impartita in famiglia”.

La responsabilità come un serpente che non finisce mai

Queste decisioni dimostrano come la culpa in vigilando e la culpa in educando si intreccino sempre più strettamente nell’interpretazione dei giudici. La responsabilità dei genitori si estende ben oltre la sorveglianza materiale: è una responsabilità di formazione, di guida e di prevenzione. Non conoscere il linguaggio digitale non solleva dall’obbligo di comprenderlo, soprattutto quando l’uso improprio di internet o dei social può generare conseguenze giuridiche gravi.

La riflessione della Prof.ssa Alessandra Cordiano, espressa nel corso del convegno del Consiglio Nazionale Forense “Genitori e figli nell’era digitale” (22 gennaio 2025), offre uno spunto di grande attualità. La studiosa invita ad interrogarsi se l’attuale sistema di responsabilità civile sia ancora adeguato alla luce di una cultura giuridica minorile moderna che vede nell’autodeterminazione del minore un pilastro fondamentale. Secondo Cordiano, l’estensione della funzione educativa e il costante controllo genitoriale negli spazi – anche digitali – rischiano di trasformare la responsabilità in “un serpente che non finisce mai”. Occorre dunque ridefinire un equilibrio tra tutela e responsabilità: assicurare il risarcimento alle vittime, ma al tempo stesso favorire nei giovani la capacità di comprendere, scegliere e rispondere delle proprie azioni. Solo così la responsabilità genitoriale potrà continuare a essere non un vincolo, ma uno strumento di crescita condivisa, anche nell’universo digitale.

 

Avv. Monica Bonati